THE TOWER, Motorpsycho

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THE TOWER, Motorpsycho

I Motorpsycho continuano nel loro viaggio sonico, mescolando riff rock energici ed intensi con sonorità progressive, jazz e psichedeliche. “The Tower” è stato registrato in America, tra Los Angeles ed il Rancho De La Luna ed è, infatti, un lavoro in cui si respirano gli ampi spazi e gli scenari suggestivi del nuovo mondo. È un album più aperto e selvaggio, non ci sono i toni più languidi e ossessivi che avevano caratterizzato il precedente “Here Be Monsters”.

È davvero impressionante la capacità di questa band di re-inventare continuamente il proprio sound, di riproporlo secondo angolazioni del tutto diverse, senza stravolgere le proprie caratteristiche peculiari e senza tradire sè stessi e la propria storia. Persino il nuovo batterista, Tomas Jarmyr, che ha preso il posto dello storico Kenneth Kapstad, si è integrato alla perfezione nelle dinamiche del gruppo norvegese, portando, inoltre, nuova linfa metallica e più potenza nella musica dei Motorpsycho.

L’inizio dell’album, la title-track “The Tower”, è un trionfante, mastodontico e complesso inno progressive rock, mentre la successiva “Bartok Of The Universe”, è puro incitamento metal alla guerra ed al sacrificio. “A.S.F.E.” rende ancora più accelerata la dinamica del disco, è una canzone che ti sfinisce e ti toglie il fiato, incurante di ciò che sta accadendo intorno a noi. Il mondo potrebbe anche crollare da un momento all’altro, ma i Motorpsycho continuerebbero imperterriti la loro estenuante cavalcata, per poi ritrovarsi, all’improvviso, nelle sfumature cosmiche e misteriose di “Intrepid Explorer”.

A questo punto le armonie vocali e le note folkeggianti di chitarra di “Stardust” giungono per rassicurarci. Sono il modo migliore per dare vita ad un’atmosfera più serena dopo l’inquieto blocco iniziale, caratterizzato dai suoi continui cambi di ritmo, dalla tensione mantenuta sempre al massimo e da tutta una serie di strutture musicali complesse, sapientemente innestate tra loro. Il prog e la ricerca sperimentale ritornano nella seconda parte del disco, esaltandosi nelle divagazioni psichedeliche della lunga “A Pacific Sonata”, nella brutalità rude di “The Cuckoo” o nella follia creativa della nave dei pazzi.

“The Tower” si connette all’episodio biblico della torre di Babele, il tentativo fallito da parte degli uomini di ergersi allo stesso livello di Dio. Questo concetto è rafforzato anche dalla copertina scelta per il disco, opera di Hakon Gullvag, un valente artista di Trondheim. Gli uomini che si credono onnipotenti e che si fanno beffe delle regole e delle leggi, sono portatori di tragedie, di dolore, di divisioni e di sventure, ma purtroppo noi siamo degli stolti. Siamo dei pazzi in balia delle onde, incapaci di mettere a frutto le lezioni della storia e quindi, spesso, con i nostri comportamenti, con le nostre scelte, con le nostre paure, facciamo sì che vecchi fantasmi, che credevamo sconfitti per sempre, tornino ad impadronirsi delle nostre esistenze e del nostro futuro. Il disco, di conseguenza, è attraversato da un malessere di fondo, intrecciato soprattutto alle ultime elezioni americane ed alla vicenda di Donald Trump, che la band ha potuto seguire da vicino.

Non è un disco politico, ma non è del tutto scorrelato dalla realtà, nonostante i Motorpsycho siano dei maestri nel creare il loro universo sonoro e rapire gli ascoltatori. Si tratta di un mondo estraneo, del tutto indipendente dalla vita quotidiana, impassibile dinanzi al mainstream, che ciascuno di noi si diverte a scoprire, passo dopo passo, nota dopo nota. Un viaggio denso di suoni e contenuti, soprattutto quando si ha tra le mani un album così variegato nei generi e nelle soluzioni proposte, ma allo stesso tempo capace di essere massiccio e potente.

By | 2017-09-12T22:26:40+00:00 settembre 12th, 2017|MUSICA|0 Comments

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