venerdì, Aprile 4, 2025
Il Parco Paranoico

Occidente – A Funeral Party, Dish-Is-Nein

Elettroniche oscure avvolgono i Dish-Is-Nein, mentre i testi degli otto brani che compongono il loro nuovo disco, si abbattono, in maniera incalzante, cruda e tagliente, su un presente di sciocchi, di ignoranti e di cialtroni, la cui unica capacità è quella di mettersi al servizio, ipocritamente, del potente di turno.

Non ci sono più ideali o valori politici che tengano, quando, dall’altro lato, c’è l’attraente ed arrogante richiamo del più forte, il quale, con il suo bellicoso ed accattivante apparato mediatico, tecnologico ed informatico, ci obbliga alla sua verità, alla sua giustizia, alla sua libertà, alla sua pace e alla sua democrazia.

Questo è il suono del nostro declino e della nostra sudditanza, questo è il suono di un sole sempre più pallido ed impotente, che viene nascosto dalle nubi tossiche ed opprimenti della propaganda e dell’apparenza, mentre le strade, le città e i paesi che, un tempo, brulicavano di persone vere, di persone in carne ed ossa, di persone con idee, passioni, sentimenti e convinzioni diverse, oggi, sono, solamente, deprimenti non-luoghi commerciali di passaggio, identici gli uni agli altri, attraversati, a qualsiasi latitudine, da simulacri vuoti, esitanti e servili, che desiderano, semplicemente, rintanarsi, il prima possibile, nelle loro dimensioni virtuali, sotto i loro cieli di finti diamanti.

Un flusso di trame elettroniche, in bilico tra industrial-rock, spoken-word, rumorismo minimale, darkwave e divagazioni trip-hop, che tagliano il compiacente velo dell’omologazione che permea le nostre giornate, mettendo in fila, ad una ad una, tutte le certezze standardizzate sulle quali edifichiamo i nostri inutili mausolei di fragile superiorità morale, nonché il violento sgretolamento di qualsiasi cultura e di qualsiasi tradizione, il deserto sintetico delle nostre fasulle relazioni interpersonali, l’auto-censura sacralizzata, ostentata, glorificata e venerata dai profeti del politically-correct e, per finire, l’impoverimento inarrestabile del linguaggio come strumento di espressione, di condivisione, di crescita, di confronto e di apprendimento, a favore, invece, di una conformità assoluta, assuefacente ed assassina che stabilisce, senza alcun contraddittorio, ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è corretto e ciò che è sbagliato, ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è utile e ciò che, invece, dobbiamo, sprezzantemente, gettare via.

Siamo dinanzi alla fine, stiamo celebrando il nostro stesso funerale, stiamo affogando in un torbido e dogmatico oceano. Ma, nonostante il buio, nonostante il vuoto di prospettive e di orizzonti, nonostante questo paese di burocrati, che tutto permette e nulla perdona, una frase riverbera, tenace e consistente, nello spazio e nel tempo che ci separa: “tu, invece, quanto manchi, amico mio”. Ed è vero, Dario Parisini ci manca molto.    

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta". Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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